L'architetto è portatore di una cultura, ed ognuno si differenzia dagli altri per lo studio che ha fatto, gli ambienti che ha frequentato, i docenti che ha avuto le esperienze lavorative ed i libri che ha letto. Altra cosa è l'esperienza sul campo (in cantiere), ci sono differenze fra chi fa sola teoria e chi invece progetta e poi costruisce (direzione dei lavori). Nell'ambito universitario, la formazione progettuale si poggia sui Laboratori, veri e propri simulatori fra committenza-architetto (studente). Nel corso dei cinque anni canonici si affrontano 4 laboratori di progettazione + 1 di sintesi finale (tesi di laurea), 3 Laboratori di costruzione (progettazione tecnologica e strutturale + relazione di calcolo), 1 Laboratorio di urbanistica + fondamenti di urbanistica, 1 Laboratorio di Restauro + disegno dell'architettura + geometria descrittiva. Oltre questi, ovviamente ci sono esami di Storia dell'architettura, di analisi matematica, fisica tecnica, statica, scienza e tecnica delle costruzioni. http://www.unipr.it/arpa/facarch/html2/index.html?4 http://scarch.unipr.it/index.html?E http://sparch.unipr.it/index.html?E http://www.architettura.unina.it/ http://www.magisarch5ue.unina.it/ http://www.magisarch5ue.unina.it/didattica.htm
Il modello fordista è sbarcato anche negli studi professionali. Oggi, i grandi studi tecnici sono società composte da un capo e da operai (disegnatori), in Italia i grandi studi (15/50 dipendenti) sono pochi.  Il capo va a caccia di grandi appalti e concorsi di pregettazione, poi una volta vinto il concorso siede al tavolo con i suoi principali collaboratori e decide la forma del progetto, alla fine passa l'incarico agli operai-disegnatori che eseguono le tavole, il capo, ogni tanto, gira e controlla. Questo, bene o male, è quello che accade nei grandi studi. Anche nei piccoli con 3/5 elementi più meno funziona così, solo che anche il capo si siede e disegna al CAD. Il processo del costruire è lungo e complesso, e partecipano tanti attori, forse troppi. E' necessario aprire una parentesi, l'attuale legge quadro sui lavori pubblici, L.109/94, delegittima ed offende i liberi professionisti; li spoglia del loro valore migliore disperdendo qualità che potrebbero aiutare gli utenti (committenza  e cittadini). Va tutto relazionato al tipo di opera da realizzare. Esempio: se c'è da costruire la casa dell'amico, il procedimento lo assolve in pieno una sola persona: l'architetto, prende contatti con l'amministrazione, si studia il regolamento edilizio, fa tutte le fasi di progettazione previste per legge ed i calcoli strutturali. Se ci sono da costrire tanti alloggi tipo, 50, 100 allora i volumi e la complessità del manufatto potrebbe richiedere, l'aiuto di uno strutturista (dipende dall'altezza dell'edificio). Insomma questi banali esempi evidenziano che a seconda dellla tipologia di intervento si richiedono diverse professionalità, o più competenze. Ogni libero professionista è sottoposto a formazione continua, come dire non si finire mai di imparare. Le Facoltà di architettura oggi hanno offerte didattiche troppo diverse fra loro, questo condiziona e penalizzerà i futuri architetti ed i cittadini che poco capiranno. Una grande difficoltà di questo lavoro è stata e sarà sempre la comunicazione con il committente, il dialogo con i colleghi ingegneri specialisti nel calcolo strutturale. Le università non propongono corsi omogenei per le classi 4 e 4/s, questo non va bene. Già la riforma è disastrosa poichè ha trasformato lo studio da diritto a privilegio, e gli studenti in operai. La Costituzione dice che lo studio è un diritto, ma allora il numero chiuso che cosa significa? Il passaggio, iniziato nel 1993, una volta si facevano 29 esami, ora si è arrivati a 50/52 (3+2), sottraendo tempo allo a studio casalingo agli studenti. Si è passati da una didattica che svolgeva prevalentemente al mattino e un pò al pomeriggio, senza obbligo di frequenza, ad un sistema da industria-fabbrica, da studente-operaio. Praticamente, gli studenti in molte facoltà entrano in aula alle 8,30/9,00 ed escono alle 18/19 dal lunedì al venerdì e a volte anche il sabato, con il solo giorno libero a settimana + la domenica. La domanda è facile, ma quando si studia? Gli inutili corsi-massacro non servono, nessuno, anche il più secchione non riesce a tenere la concentrazione per tutte queste ore. (Non dimentichiamo che gli studenti sono persone, esseri umani e vogliono vivere la propria esistenza in maniera regolare. Ogni tanto insomma si vuole anche uscire di casa, per frequentare fidanzati/e, amici, sport, cinema, feste). Ma chi si è laureato prima di questa riforma, mi chiedo non è Architetto? Eppure egli ha sostenuto appena 29 esami con ritmi di studio molto meno stressanti, non credo gli studenti di 12/13 anni fà siano meno preparati. Ma allora perchè tutto questo? A chi giova ciò? Io ho provato sulla mia pelle l'intera riforma, sono uno dei pochi sfortunati d'Italia, sono passato dal corso quinquennale di Napoli al 3+2 di Parma, ho conosciuto sulla mia pelle difetti e pregi di entrambe le offerte didattiche. Conosco i pregi e difetti di un grande e piccolo Ateneo, chi ha il "prestigio" e la storia, e chi è appena nato. Voglio sfatare un luogo comune: NON ESISTE LA MIGLIORE FACOLTA'. Questa affermazione che contrasta le classifiche che il ministero fà ogni anno, le istituzioni come pubblicitari per attrarre studenti/operai cioè soldi. Il rovescio buono è che le classifiche cercano di stimolare le ultime a "migliore".